Cavalleria San Maurizio

Castello di Gradara

È solo dal dicembre del 2014 che il castello di Gradara è entrato a far parte del Polo Museale delle Marche. Come bene gestito dall’ente è quindi un monumento pubblico, liberamente fruibile ai visitatori. Fin dalla sua acquisizione ha mostrato di avere grande attrattiva sui cittadini e i turisti, anche stranieri: nel primo anno di esercizio è stato visitato da oltre duecentomila persone, segno che l’immaginario del castello medievale è ancora in grado di affascinare non solo i bambini ma anche persone diversissime per origine geografica e livello culturale.

A proposito di cultura, questa sembra essere in maniera più che certa la missione del castello di Gradara nella sua attuale incarnazione: il fortilizio è diventato teatro non più di battaglie sanguinose e intrighi, ma di un ricco calendario artistico che lo affolla di eventi durante tutto l’arco dell’anno e in particolar modo d’estate.

Non solo è possibile effettuare visite guidate all’interno della struttura, ammirando le stanze dove si consumò la storia tragica di Paolo e Francesca da Rimini: nel castello di Gradara oggi si possono visitare mercatini di antiquariato, ascoltare concerti, ammirare mostre d’arte temporanea e anche mangiare (grazie a iniziative come tour enogastronomici o percorsi alla scoperta delle cucina medievale). La programmazione di spettacoli e altri eventi è oculata e attenta, e molto del successo della Rocca Demaniale (l’altro nome con il quale è conosciuto il castello) si deve proprio alla varietà di proposte che possono interessare giovani e non, famiglie e visitatori occasionali. Contribuisce a questa nuova popolarità anche un biglietto di ingresso dal costo contenuto che induce ad avvicinarsi a questo luogo.

Da luogo di scontri, chiuso su se stesso e impenetrabile, a spazio aperto a tutte le forme di arricchimento intellettuale: per una volta, è un bel contrappasso – per usare un termine caro proprio a Dante Alighieri!

La storia del castello di Gradara e di Paolo e Francesca è emblematica e rappresentativa di buona parte di ciò che accadeva in analoghi manieri nel resto di quella che oggi è conosciuta come Italia. Quello di Francesca da Polenta non era certamente l’unico matrimonio combinato di quell’epoca: anzi, era la norma non conoscere il proprio sposo (Gianciotto Malatesta mandò il fratello ad accogliere la sposa che raggiungeva Gradara… Il resto della storia è nota), e le nozze venivano celebrate per aumentare il proprio status sociale, accrescere le proprie ricchezze, suggellare accordi commerciali o politici.

All’interno dei castelli, i nobili avevano sotto di sé dei servi più alti in rango di nome castellani, che dovevano occuparsi di molti compiti: provvedere a far preparare pasti sufficienti a sfamare tutti gli abitanti, far filare e cucire i vestiti o decidere un budget, come si direbbe adesso, per acquistare tutto il necessario a una vita comoda.

Molti castelli avevano all’interno piccoli borghi, a volte solo un esiguo numero di case: in queste abitava il personale, per lo più, che dipendeva dai castellani e quindi dai loro signori: fabbri, allevatori di bestiame, falegnami, cacciatori stavano qui, mentre lavandaie e cuoche si trovavano più spesso direttamente dentro la struttura.

La giornata per tutti questi lavoratori iniziava all’alba, mentre solo poco più tardi iniziava anche per i padroni: prima incombenza, le preghiere (che da sole o sotto forma di messa venivano ripetute più volte durante la giornata). A seconda del rango, i nobili avevano un numero più o meno grande di damigelle o soldati nella propria “corte”. Durante l’arco delle ventiquattr’ore questi ultimi potevano organizzare battute di caccia o giochi, mentre alle signore potevano toccare lezioni di musica o di cucito: altre incombenze riguardavano l’economia del castello, far quadrare i conti, o giudicare reati e delitti commessi al suo interno (il signore del castello aveva anche il ruolo di giudice!).

Il Castello di Gradara, che si staglia nel territorio a cavallo tra Romagna e Marche, oltre a essere un pregevolissimo esempio di architettura medievale, conserva tra le sue possenti mura di cinta una grande storia di coraggio e resistenza: nel 1446 le famiglie Sforza e Montefeltro mossero guerra alla famiglia Malatesta, reggente di Gradara, con un assedio che durò ben quaranta giorni.

Durante questo periodo gli abitanti del borgo e le milizie malatestiane diedero grande prova di coraggio e fierezza, resistendo agli attacchi e ricacciando gli invasori.

Questa antica storia è indelebilmente radicata nella memoria del gradaresi che, per ricordarla, la celebrano con una delle rievocazioni storiche più famose e ammirate di tutto il territorio tra le Marche e la Romagna.

Immaginate una due giorni di spettacolo, fuochi di artificio e intrattenimento. Immaginate di essere catapultati indietro nel tempo per rivivere i fasti e gli usi medievali. Immaginate di poter parlare con le castellane, ascoltare concerti di musica d’epoca, allungare lo sguardo dalle torri più alte del castello mentre il cielo risplende e si colora di fuochi artificiali. Immaginate di mettervi alla prova con l’arco e rivivere le gesta di questo popolo coraggioso che per quaranta giorni resistette a condizioni di vita durissime. Tutto questo potrete viverlo sulla vostra pelle partecipando all’ “Assedio del Castello”.

Gradara per due giorni interi dà lustro e gloria alla sua storia rievocando le gesta, gli usi e costumi dei suoi abitanti, e riproducendo fedelmente la vita e i mestieri del tempo.

Un’occasione unica per immergersi nel luogo e scoprirne i segreti, in un modo entusiasmante, coinvolgente e interattivo.

L’Assedio al Castello non è un semplice evento: è esso stesso una tradizione oramai radicata e sentita da tutti i gradaresi. L’intero borgo prende parte alla rievocazione offrendo al visitatore oltre che uno spettacolo di rara bellezza un pezzo della propria identità storica.

La storia di Paolo Malatesta e Francesca da Polenta potrebbe essersi consumata fra il 1283 e il 1285: l’incertezza è data dal fatto che l’increscioso legame, scandaloso ancora di più perché legato al potere dei signori di Rimini, fu censurato dai coevi per evitare di mettere in cattiva luce i Malatesta. Dante fu tra i pochi a volerne parlare, commosso probabilmente per le somiglianze con il proprio legame infelice (ma mai consumato) con Beatrice.

Invece, ammantatasi di leggenda, per secoli la loro infausta vicenda è stata ritenuta una fiaba tragica, niente più che un racconto simile a tanti altri con protagonisti due innamorati infelici. Ovviamente i primi a venire alla mente sono Romeo e Giulietta, immortali grazie a William Shakespeare ma ispirati pesantemente al Mariotto e Ganozza di Masuccio Salernitano, testo scritto nel 1476: Masuccio potrebbe aver ascoltato vecchi racconti su Paolo e Francesca decidendo di narrarli a modo suo, ma è più probabile che abbia a sua volta saccheggiato storie tristi e celeberrime come quella di Ero e Leandro oppure di Piramo e Tisbe, presente nelle Metamorfosi di Ovidio.

Presso gli antichi romani erano noti Sofonisba e Massinissa, quest’ultimo un re berbero che si innamorò della figlia di Asdrubale… ma già sposata con Siface. Alla loro storia, realmente accaduta, si ispirò Vittorio Alfieri per una popolare tragedia. Va detto che per ricostruire tutte queste storie, visitare i luoghi dove si sono svolte e documentarsi, ci sarebbe bisogno di una consistente somma di denaro.

Un’altra storia simile a quella di Paolo e Francesca è quella di Ugo e Parisina: ancora più interessante per il fatto che Parisina era una Malatesta come Paolo. Il dramma si consumò a Ferrara, dove Parisina viveva in quanto seconda moglie di Niccolò III d’Este – mentre Ugo era il figlio di primo letto di quel signore. Come prevedibile, matrigna e figliastro si innamorarono e Niccolò li fece uccidere: i loro fantasmi ora, si dice, sono intrappolati nel castello Estense di Ferrara.

Al confine tra Romagna e Marche si erge maestosa la Rocca di Gradara.

Il nome del borgo prende origine da “Grata Aura” ovvero aria buona, subito a significarne la bellezza e salubrità dei luoghi.

La Rocca fondata nel XII secolo venne costruita su un’altura in posizione strategica per vegliare su questa terra di confine. In realtà sembra che la storia di questi luoghi sia ben più antica: difatti è possibile ammirare sulle pietre poste alla base delle carceri elementi murari risalenti al dominio dell’antica Roma.

Gradara, riconosciuta come uno dei più bei borghi medievali di Italia, subì nei secoli numerose modificazioni, allargando le sue mura e cambiando aspetto a seconda delle esigenze e degli stili architettonici del tempo.

Scelta come residenza delle più importanti e nobili famiglie che dominarono quei luoghi, ha ospitato illustri casati tra i quali i Malatesta, gli Sforza e la famiglia Della Rovere.

Fra queste mura, negli ampi cortili e nelle decorate e ricche sale del castello si snodano avvincenti vicende storiche, entrate oramai nell’immaginario collettivo universale.

Probabilmente la più nota di queste storie è quella narrata dal Sommo Poeta Dante Alighieri nel V Canto dell’Inferno della sua Divina Commedia.

Nel girone dei lussuriosi Dante incontra Paolo e Francesca, per la precisione Paolo Malatesta e Francesca da Polenta, cognati. Come racconta a Dante la stessa Francesca i due furono presi da bruciante passione e si scambiarono il primo bacio durante la lettura dell’amore tra Lancillotto e Ginevra nel ciclo dei Cavalieri della Tavola Rotonda. L’amore tra i due amanti fu tragicamente interrotto dal marito di Francesca, che li uccise entrambi.

Molte altre volte ritroviamo narrata questa triste vicenda. Un pregevole esemp

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