il cavallo e i romaniGli antichi osservando e studiando attentamente il cavallo arriavrono a definire con esattezza le carateristiche che doveva avere un buon cavallo, a come doveva essere alimentato e curato,ancora non si conoscevano tanti aspetti tipo le nozioni veterinarie, la ferratura l’uso delle staffe e ancora meno nozioni per la selezione delle razze, ma non ostante tutto questo le descrizioni del cavllo ideale dell’epoca coincidono con quelle degli ippologi moderni.

I Greci probabilmente furono i primi a studiare il modo più adatto a cavalcare, addestrare e curare queste creature. Il più grande scrittore di quell’epoca (365 a.c.), fu lo storico Senofonte, un ufficiale greco, che scrisse alcuni libbri sull’arte dell’equitazione e l’addestramento del cavallo, con alcune norme pratiche utilizate ancora oggi.

Grandi appassionati furono anche gli antichi Romani; con l’espandersi dell’impero romano si venne a conoscenza oltre a nuove terre anche di diversi tipi di razze equine. L’utilizzo del cavallo per i Romani fu principalmente in battaglia; nacque infatti la cavalleria che era la parte fondamentale dell’esercito, perché consentiva manovre geniali, anche se per mancanza delle staffe il cavaliere romano non riusciva a portare con efficacia i colpi e non aveva molta stabilità in sella, rimaneva l’avversario più temibile. Un altro importante utilizzo del cavallo si ebbe per il trasporto delle merci. In quell’epoca il cavallo era molto utilizzato e la conseguenza era che bisognava stare attenti al consumo degli zoccoli, l’uso della ferratura, come quella di oggi, non era ancora conosciuto e così nei terreni più difficoltosi venivano usate delle protezioni in ferro o cuoio.