giostra medievaliI cambiamenti che ci furono nel Medioevo cambiarono un po’ anche l’uso del cavallo. Fu appresa dai Celti l’arte di ferrare i cavalli e nacque anche la staffatura, in questo modo il cavaliere era più stabile in sella ed era possibile percorrere distanze nettamente superiori. Nasce in questo periodo la cavalleria pesante, la quale vedeva sia il cavaliere che il cavallo ricoperti di un’armatura in ferro che aprivano le linee di guerra alla fanteria, i cavalli usati erano lenti ma forti, massicci e grossi, energici ma mai nevrili.

Ma questo tipo di cavalleria durò poco, perché non consentiva manovre agili e se il cavaliere veniva disarcionato non riusciva a difendersi con efficacia a causa dell’armatura. Così piano piano nacque la cavalleria leggera, che vedeva impegnati cavalli più leggeri e veloci che venivano sottoposti a un addestramento più preciso. Il cavallo continuò ad essere migliorato con il sangue dei cavalli orientali, e il cavaliere, che non era più ricoperto dall’armatura, si fidava dell’agilità, della velocità e dell’addestramento del suo cavallo negli scontri con i nemici.

Con il cambiamento della cultura, che divenne con il tempo più raffinata e delicata, anche il rapporto uomo-cavallo subì delle modifiche e si cominciò a trattare il cavallo con modi meno brutali e violenti.

Così nel Rinscimento l’equitazione divenne un’arte e l’Italia con le sue principesche corti, divenne il fulcro cavallo rinascimentaledell’Europa anche pe l’equitazione, nacque così, a Napoli, la prima scuola d’equitazione del nobile Giovan Battista Pignatelli, a cui si riconosce l’invenzione del capezzone e dei pilieri come addestramento. Un suo allievo che fu importante nella storia e che gli succedette fu F. Grisone, che nel 1561 pubblicò un trattato completo dell’equitazione, al quale succedettero altri maestri, Fiaschi, Caracciolo, Curzio ecc.

Con il passare del tempo la morfologia del cavallo andò sempre migliorando, nacquero così soggetti sempre più leggeri e sensibili e con loro migliorarono le bardature e la leggerezza negli aiuti, cosa che ancora con Grisone non si aveva. Questo cambiamento porto i nuovi maestri, Pluvinel, Newcastle, La Guérinière ecc., a studiare attentamente l’impulso e l’equilibrio. Nel frattempo in tutti gli altri paesi, si continuavano a migliorare le razze e a crearne di nuone per ottenere cavalli per i vari tipi d’impiego. Il più utilizzato rimaneva quello militare e molto spesso l’equitazione militare andava a scontrarsi con quella accademica, ma nel frattempo l’arrivo delle armi da fuoco segnò il declino della cavalleria.

rivoluzione franceseCon la Rivoluzione francese furono chiuse tutte le scuole d’equitazione; solo nel 1806 Napoleone né fondò 11 e qualche anno dopo creò la scuola speciale di cavalleria di Saint-Germain. In quel periodo ci fù il più alto splendore della cavalleria, perché anche se migliaia di poveri cavalli venivano sacrificati dal fuoco delle armi sui campi di battaglia, possedere il cavallo migliore era un grande vantaggio per l’esercito. Il cavallo vide il suo operato ancora allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, ma quando nacquero le trincee il soldato fu appiedato e il cavallo utilizzato per trasportare i morti o l’artiglieria pesante; con l’arrivo dei carri armati la cavalleria cessò di esistere, l’ultima che si ricorda fu nel 1942 durante la Seconda Guerra Mondiale da parte del reggimento italiano Savoia Cavalleria.

Oggi, dopo un lungo periodo di dimenticanza, il cavallo gode di nuovo dell’interesse dell’uomo ma per fortuna non più per essere sfruttato, ma per condividere con l’uomo attività sportiva o semplicemente di piacere e finalmente nel suo rispetto e trattato come questo meraviglioso animale dovrebbe essere trattato, grazie anche ad un approccio negli ultimi anni più etologico.