La rocca di Mazzè fu leggendaria dimora di Ypa “regina senza terre” del Lacus Major che attorno al XV secolo a.C. ancora inondava con le acque della Dora Baltea ( Duira Major ) l’anfiteatro morenico di Yporegia (Ivrea). Al periodo celtico risalgono la cripta, il menhir druidico e l’ara riportate da poco alla luce. Nei sotterranei i resti del “Fortem Copacium” eretto nel 175 a.C. dal Console Appio Claudio a presidio romano contro le tribù Salasse e trasformato nel 1100 in tetra prigione.Nello stesso anno i Valperga, ottenuta dall’Imperatore Enrico IV di Sassonia l’investitura del feudo di Mazzè, elevarono sugli antichi ruderi romani l’attuale struttura castellana nel 1316 e costruirono poco dopo una casa-forte, oggi sontuosa dimora adiacente al più antico “castello piccolo”. Furono ospiti del maniero: Francesco I re di Francia, Vittorio Emanuele II re d’Italia, Cavour, lo Zar Nicola II di Russia, Mussolini e innumerevoli altre personalità.
Saccheggi e speculazioni ridussero alla rovina, negli anni 70, il complesso monumentale e il grande parco.

Un ventennale restauro effettuato dai Salino di Cavaglià, attuali proprietari, restituì al castello la sua magnificenza. Fantastiche architetture merlate e turrite, preziosità d’interni e ineguagliabili panorami offrono oggi al visitatore uno spettacolo di indimenticabile suggestione.

 

CRONISTORIA DEL CASTELLO
Le notizie che seguono sono state organizzate secondo uno schema cronologico: il Castello di Mazzè è il punto focale su cui vengono a scorrere nel flusso del tempo, le notizie che caratterizzano
il grande fascino che aleggia nel maniero ancora oggi. Si parte dai tempi leggendari della regina Ypa attraversando le epoche più antiche, per arrivare a quelle medioevali che costituiscono l’epos
stesso del castello. Si noterà quindi il lungo permanere della famiglia Valperga per poi arrivare in epoca moderna e contemporanea, attraverso un flutto ininterrotto di storia castellana, alle ultime
grandi vicissitudini della Storia e alle altrettanto sofferte vicissitudini della storia del castello medesimo. 1500 a.C. – Una leggenda narra che Ypa, la regina “senza terre” dei Salassi, bonificò la plaga canavesana svuotando il mitico lacus major attraverso una vallo artificiale scavato ai piedi del castello. Di tale grande lago parla Plinio il Vecchio. 141 a. C. – Le legioni romane del console Appio Claudio si scontrano con tribù salasse acquartierate nel fortilizio di Mazzè e dopo una prima sconfitta occupano la postazione chiamata “fortem copacium”, che darà nome al ponte sottostante.

IV secolo a. C. – Già ipotizzata dal professor Giandomenico Serra (1885 – 1958) nel 1998 viene ritrovato un’importante tratto di rete viaria confermato dalla Soprintendenza Archeologica del
Piemonte relativo alla strada militare romana Ivrea – Quadrata, quest’ultima città romana posta sulla strada Torino – Ceste – Lomello – Pavia. Nei tratti venuti alla luce nella regione Ressia sulla sponda destra del fiume Dora Baltea la carreggiata basolata è larga 12 piedi romani (3,60 metri) con banchiune laterali. La strada e il ponte collegavano il tratto Ivrea – Mazzè a Vercelli e Milano. Costruita sotto l’impero di Flavio Valentiniano I che aveva dotato le frontiere del Nord di una organizzazione militare composta da strade lungo i fiumi e forti molto muniti nei luoghi esposti, come da accampamenti militari che ospitavano truppe di riserva. Tale situazione di compressione delle frontiere da parte dei barbari giustificherebbe Valperga
Calende di Dicembre dell’anno del Signore 1100 – L’imperatore Enrico IV di Sassonia investe del feudo i fratelli Guido e Ottone di Valperga conti del Canavese quocumque nomine juste et rationabiliter tenent et possident in toto Canavisio, cum castris… Valpergie, Masini et Massadii. Inizia la casata dei Valperga di Mazzè che abiterà il castello fino all’estinzione del casato (740 anni).
22 gennaio dell’anno 1141 – Vendita di proprietà del feudo al Comune di Vercelli e al M.se di Monferrato da parte di Guido e moglie Citafiore con l’annesso diritto sull’importante mercato mazzediese, detto Curadia.
1156 – Il conte cede i diritti sul Pons Copacij (che dai piedi del Forte del Coasso – denominazione medievale del castello – attraversa la Dora Baltea) ad una congregazione religiosa pro anime sue remedio . Il ponte, costruito dai romani per collegare i decumani canavesani alla strada delle Gallie, permetteva il transito sulla via quae vadit ab Yporegia versus Romanum et Strambinum, usque in pontem Copacij . In questi anni Mazzè – che non è un semplice villaggio – è sede di un importante  mercato che attira le mire espansionistiche di Vercelli grazie anche al sopravvissuto collegamento viario costituito dalla strada militare romana e dal ponte gettato sulla Dora Baltea. 2 marzo 1163 – Arduino, Guidone e Guglielmo, fratelli e conti del Canavese ricevono l’investitura di castri e jurisdictionibus di Mazzè dalle mani dell’Imperatore del Sacro Romano impero, Federico:
In nomine sancte, & individuæ Trinitatis Fridericus Divina savente clementia Romanorum Imperator Augustus apud nostram Majestatem, fides, & devotio semper locum tenuit, & nostri fideles non possunt suo desiderio fraudari, illi præcipue in personarum periculo usque sanguinis effusionem, & in rerum dispendio pro Imperii honore fidelites decertaverunt, ea propter cognoscant
universi fideles Imperii tam futuri, quam presentes, quod nos fideles, & dilectos nostro Arduinum, Vidonem, & Villelmum fratres Comites de Canavisio pro fidelitate, quam semper erga imperium habuerunt, & servaverunt pro eorum præclaris serviliis, quæ nobis frequenter impendunt per rectum feudum investimus de omnibus, & singulis Oppidis, Villis, Locis, Casalibus, Possessionibus, Terris cultis, & incultis, Districtibus, Territoriis quomdocummque ipsisi spectantibus, & pertinentibus in toto Canapitio cum castris, & jurisdictionibus Valpergie, Maxini & Massadi, Candiæ, e Castiglioni, &
cum tota Castellania Baroni, & medietate castrorum Riparoli, & Fabricæ, Castri Ripa Rubea, Olianici, & Castri Ponti, cum vallibus & cum eorum superioritatibus, & pertinentiis, quibusqunque fodinis auri, & argenti, & omni genere metalorum, cum taleis, vectigalibus, decimis, censibus, tertiis venditionibus, villicitationibus, successionibus, Vassalligiis, ac juribus Vastallorum, hominum foveamentis, pedagis, curagiis, concussione bonæ monetæ, Furnis, Molendinis. Fluvium decursibus, aquis, paludibus, piscationibus, & venationibus, fodris, bannis, stratis, & e onorantiis cum mero, & mixto imperio, ac omnimoda jurisdictione, gladii potestate, & quam admodam eorum Progenitores investiti fuerent, & habuerunt, falvis nobis, & Sacro Romano Imperio de: vitiis debitis, statuentes itaque firmiter, & imperiali edicto jubentes, ut nulla magna, vel parva Ecclesiastica, secularisve perfora prefatos Comites, eorum que posteras in supradictis, quæ possident, vel in aliis. Que imposterum Deo donante poterunt adipisci molestare, inquietare, disvestire, vel aliam injuriam in eis inferre audeat, & si que in aliquo contra præsentem paginam temerario aufu attentare præsumpserit præter indigniationem nostra, poenam librarum centum auri puri procul dùbio sustinebit, quarum librarum medietas Fisco nostro . reliqua vero dictis Comitibus, feu eorum hæredibus competeret; huius antem rei testes sun Eberardus Bambergiensis Episcopus, Albertus Clavacensis Abbas, Fridericus Dux Svevorum Filius Regis Conradi Dux Velfo, Otto Palatinus Comes de Viaclmesbach, & Frater ejus Fridericus, Palatinus Comes, Comes Gebehardus de Sultsbach, & Filius ejus, Berengarius Comes Rabodo. & Filius ejus Conradus, Marguardus de Gumbac, Conradus Burengerius de Noremberg, Henricus Mariscalcus, & alli quamplures.Signum Domini Friderici Jmperatoris invictissimi. Ego Christianus Cancellarius ViceConradi Morgantini Archiepiscopi,& ArchjCancellarii recognovi, actum fuit hoc anno Domine Incarnationis millesimo centesimo sexagesimo tertio, indictione undecima, regnante Domino Friderico
Romanorum Imperatore gloriosissimo Anno Regni ejus undecimo imperj verò octavo. Datum Noremberg secundo Nonas Martii feliciter. Amen. (La sovrascrita Copia quantunque d’aliena mano scritta, ho estratta dal suo proprio originale asistente in caratteri antichi, e con qualcolationata, ritrovata concordare io Nicolò Lanio Cittadino  di Torino Traduttore di scritture antiche in più lingue, e per tale conosciuto dagli Eccelentissimi Regj Magistrati Senato, e Camere. In fede Torino li 23 Ottobre 1727.)
1193 – Castello e feudo vengono assegnati a Rejnerio, figlio di Matteo il Grande conte di Valperga, per accordo fra Guglielmo di Masino e Ardoino Valperga.
1197 – I Signori di Mazzè giurano il cittadinatico alla città di Ivrea impegnandosi a fornire i materiali e armati in caso di guerra. Oltre Mazzè possiedono Candia, Castiglione, Mercenasco e Rondizzone 9 marzo 1209 – Fondazione della chiesa di Santa Maria Magdalena apud pontem (nel bosco-parco del castello). Oberto di S.Sebastiano e maestro Nicolò, vicari del Vescovo di Ivrea si portarono a
Mazzè su istanza del conte di Valpega e di altri consorziati. Ivi concesserunt et statuerunt ecclesiam fieri apud predictum pontem de Mazadio.
1259 – Il Vescovo di Ivrea investe Rainerio Valperga per una quota di signoria del luogo.
1263 – Il Dominus loci Rainerio giura la Convenzione stipulata fra i conti del Canavese ed i Comuni di Ivrea, Pavia e Vercelli contro i Berrovieri, predoni organizzati come la cavalleria leggera
dediti all’omicidio, al saccheggio e all’estorsione nelle campagne e che si nascondono nelle selve Fullicia e Gerulfia. La convenzione è sottoscritta da centoundici capifamiglia mazzediesi tra i venti
e i settant’anni.
1268 – Il Consortile dei Valperga stipula, con Rainerio, alleanza con il marchese del Monferrato e il conte di Biandrate contro i S.Martino e il Comune di Ivrea che minacciano ostilità.
16 maggio 1291 – Bonifacio di Mazzè, conte di Valperga in capo di Obertino figlio, e Guglielmo di Candia per comparire avanti il Vescovo di Ivrea.
8 marzo 1305 – Morto il marchese Giovanni in Chivasso e seppellito nel monastero di S. Maria di Lucedio, i vassalli e gli uomini del dominio Monferratese si radunano in Trino, ove deliberarono di eleggere nunzi affinché si portassero a Costantinopoli a pregare l’Imperatrice di venire o di mandare un figlio a prender possesso del Monferrato, secondo il testamento del defunto. Fra gli eletti vi fu Albertino di S.Giorgio, conte di Biandrate e nella adunanza erano intervenuti, oltre i signori di S. Giorgio, Rainero di Mazzè e vari conti di Valperga. Dopo qualche tempo iniziano le guerre fra i conti di Mazzè, alleati di Teodoro Paleologo marchese del Monferrato e i conti di S. Martino, consanguinei ma da sempre nemici, partigiani guelfi dei Savoia.

16 settembre 1306 – Teodoro marchese di Monferrato manda lettere a tutti i suoi vassalli per radunarli in parlamento. Oltre ai signori di Mazzè sono convocati quelli di Front, Barbania,
Castruzzone, Verolengo, Castelletto Mercenasco e altri. 10 marzo1311 – I fratelli Raimondo, Pietro, Ughetto e Bertolino Valperga fu Bonifacio di Mazzè,
procedono alla divisione dei beni di Mazzè e Rondissone, il 22 dicembre 1313 passano alla fazione guelfo-sabauda sotto la tutela del principe d’Acaja, Filippo che li reinveste del castello, ville,
territorio e giurisdizione. Autorizzazione alla ricostruzione del castello piccolo a difesa degli
attacchi monferrini e costruzione del Castellazzo di Caluso a ridosso del Castello, costruzione che
creerà molte ostilità con i signori di quella località.
15 dicembre 1311 Invasione della Valle dell’Orco da parte di Guido Valperga di Mazzè con
scorrerie da Pont fino a Groscavallo nel dicembre 1311. Compromesso con i conti di S. Martino e
sentenza arbitrale del 22 gennaio 1312.
9 giugno 1317 – Documenti di proprietà del conte Guglielmo Valperga per l’acquisto di terre in
Mazzè.
19 ottobre 1318 – Primo esempio di statuto generale in Piemonte: il conte Amedeo di V di Savoia e
il principe d’Acaja, con il consenso dei conti di Masino, Mazzè, S. Martino e Brosso, redigono
statuti contro i ladri e i loro fautori.
21 ottobre 1312 – Convenzione con Filippo d’Acaja e i fratelli Oberto e Huetto di Mazzè per
costruire un fortilizio sul monte chiamato Castellazzo situato nei fini di Castiglione del Canavese
1323 – Il principe Filippo d’Acaja occupa Caluso per sedare la guerra scoppiata fra Pietro e
Bertolino di Mazzè contro i nobili Obertino di Caluso per la questione del Castellazzo.
1327 – Cruente lotte fra i signori di Mazzè, Caluso e Vische. Milizie di Torino e Moncalieri
partecipano accanto ai Valperga pro defensione terre Dominorum Maczadii e le terre di Caluso e di
Vische sono depredate e incendiate.
22 gennaio 1328 – Pietro e Giorgio Solaro d’Ivrea intervengono con sentenza arbitrale tra le
sanguinose vertenze che oppongono Ughetto Signore di Mazzè conte Valperga a Giacomo,
Guglielmo e Enrico, Signori di Vische a riguardo dei beni feudali siti nelle regioni di Pietragrossa,
Posetto, Gargalotto, Montegrasso e della Guardia.
1338 – Di fronte alla sempre più pesante ingerenza politico-militare sabauda, i conti di Mazzè
rientrano nelle file ghibelline dei marchesi di Monferrato. Per ritorsione il principe Giacomo
d’Acaja attacca Foglizzo e Caluso, saccheggia Mazzè uccidendo molti uomini dei Valperga e
distrugge i mulini e i granai. Così si esprime il principe in una lettera ai suoi il 13 settembre 1338:
…abbiamo raggiunto Foglizzo dove facemmo bruciare tutto il borgo fino al castello; poi nello
stesso giorno, ci recammo a danneggiare davanti a Candia e Castiglione, castelli di quelli di
Mazzè, e qui facemmo distruggere e bruciare vigne e alberi in gran quantità e devastari altri beni
fuori le mura, che facemmo asaltare più volte uccidendo molti uomini del luogo … a Rondissone,
Borgo di Mazzè facemmo totalmente bruciare e danneggiare con tutte le sue fortificazioni, bestie e
beni ivi esistenti, compresi tutti gli abitanti, eccettuati una trentina di uomini, condotti prigionieri a
Caluso…
13 luglio 1339 – Per ritorsione i Valperga, sostenuti dai Monferrini, assoldano compagnie di
ventura in Lombardia. L’esercito mercenario organizzato da Giovanni Azario di Novara, zio del
cronista Pietro Azario, autore del De Bello Canapiciano, attacca i guelfi con l’appoggio di Azzone,
visconte di Milano. Il condottiero Malerba, appoggiato da Giovanni II del Monferrato al comando
di trecento barbute tedesche semina distruzione e morte nei feudi di S.Martino. Questi, per
vendetta, si accordano con i signori di Mantova e inviano il mercenario Saraceno Cremaschi che da
Cavaglià mette a ferro e fuoco i territori dei Ghibellini. Attacca Mazzè, Valperga, Salassa. Nelle
battaglie viene ucciso Antonio Valperga. Il papa Clemente VI interviene e impone la pace nel
giorno 21 maggio 1343 garanti i principi d’Acaja, i Visconti di Milano, i Marchesi del Monferrato e
di Saluzzo, i conti Valperga e di S. Martino, di Vische e di Castellamonte.
11 – 16 giugno 1349 grande battaglia di Caluso con presa del castello da parte di Giovanni II
Paleologo, marchese di Monferrato.
1360 – Nel castello di Mazzè intanto accadono fatti truculenti. In un duello mortale perde la vita il
conte Raffaele Hugoniot ucciso dal suo maestro d’armi che così lava col sangue il disonore di sua
figlia Grazia, irretita con falso matrimonio dal conte. La giovane, perso marito e padre, morirà di
dolore.
1362 – Bertolino di Mazzè, per danneggiare i Monferrato, consegna al duca di Milano i castelli di
Candia e Castiglione.
27 gennaio 1372 – Patente del conte Aimone di Savoia a Giovanni di Mazzè che inizia la
ricostruzione del Castello Grande
1378 – 1382 – Amedeo VI, il conte verde, concede Caluso ai Monferrini appropriandosi di Leiny e
di Mazzè. Il fatto suscita le ire di Antonio Valperga che rivendica diritti su Caluso e attacca i feudi
dei S. Martino i quali, assoldato Facino Cane, espugnano il castello di Mazzè. Amedeo VI, nello
stesso anno, ne ordina la restituzione ai Valperga.
8 ottobre 1379 ~ 4 giugno 1384 – Numerose reinvestiture dei conti di Mazzè
1° gennaio 1383 – Antonio di Mazzè e vari altri nobili del partito dei Conti di Valperga vengono
con molta gente armata in Lessolo e Brosso, che saccheggiano, devastando i territori. Risse funeste,
le quali finirono con lo spingere il popolo Canavesano alla ribellione.
17 dicembre 1383 – Antonio di Mazzè assedia Barbania e distrugge il villaggio: comanda uomini di
Valperga, Rivara, S. Giorgio, Settimo, Leynì, Lombardore, Rivarossa e Mathi. Fa trasportare
bombarde, scale e altri ordigni obsidionali sui cavalli. E’ la prima notizia inerente le armi da fuoco
possedute a Mazzè.
29 marzo 1384 – Nonostante la pace stabilita dai Savoia fra i conti del Canavese, i signori di San
Giorgio, Mazzè, Mercenasco, Rivara e Masino assediarono ed espugnarono Agliè incendiando il
borgo.
17 marzo 1389 – Compromesso tra Teodoro di Monferrato e Amedeo di Savoia sull’arbitrato di
Gian Galeazzo Visconti: Mazzè e Leynì rimarranno temporanemente sotto l’influenza viscontea,
mentre altri castelli conquistati in guerra li assegnerà successivamente ai Savoia.
1396 – I Valperga, come sempre alleati dei conti di S.Giorgio, attaccano a più riprese i feudi dei S.
Martino, protetti dai Savoia.
1398 – Le continue incursioni ghibelline scatenano gli armati di Taddeo di Front che attaccano il
castello di Mazzè incendiandolo e saccheggiando il feudo. Venti armati di Mazzè vengono uccisi e
le ostilità proseguono fintanto che Amedeo VIII tratta la pace il 28 novembre 1401.
1417 – Restaurati i rapporti di buon vicinato, i signori di Vische cedono beni feudali al confinante
Antonio di Mazzè.
1423 – Un attacco improvviso di Bertoldo e Cagnone di Vische provoca uccisioni e saccheggi al
castello e alle campagne circostanti.
24 luglio 1430 – Patente al conte Giorgio Valperga dell’imperatore Sigismondo che conferisce ai
signori di Mazzè cum poderio castri Massadii et totius eius Castellaniae, Quaroni, castri
Castiglioni et Candiae cum tota eius jurisditione loci Rondezoni e i pieni diritti nel tratto Mazzè –
Saluggia sul fiume Dora Baltea, confine orientale del feudo. Giorgio Valperga di Mazzè al servizio
dell’Imperatore Sigismondo contrasterà l’eresia hussita e la spinta ottomana verso l’Europa al
comando delle truppe imperiali. Così lo studioso boemo Jan Palacy nella sua Storia della Boemia
descrive il ritrovo dell’armata imperale: Dopo San Giovanni del 140 iniziarono a intravedersi le
prime schiere dell’esercito dei crociati atteso con impazienza da Sigismondo e ben presto
dall’ovest, dal sud e dl nord, da vicino e da lontano confluì verso Praga un esercito che per potenza
e numero di soldati nessuno aveva mai visto da quelle parto. La voce del Papa, allora molto
influente, aveva richiamnato dalle regioni più lontane del mondo cristiano un grandissimo numero
di persone accorse nella speranza di svolgere un’azione gradita a Dio e di ottenere il perdono dei
peccati, per sconfiggere definitivamente il popolo degli eretici. Nell’esercito dei crociati v’erano
soldati dei paesi, popoli, lingue e razze più diverse. I cronisti boemi contemporanei citano, non
senza orgoglio, ungheresi, croati, dalmati, bulgari, siculi, valachi, rumeni, slovacchi, carinziani,
austriaci, stiriani, bavaresi, francofoni, svevi, svizzeri, francesi, aragonesi e castigliani, inglesi e
brabantini, danesi, polacchi e boemi rinnegati… Solo dall’Italia e dalla Scandinavia non venne
nessuno. Il numero di tutti i convenuti contro Praga non è stato registrato in modo preciso, a parte
quelli che ricevevano il soldo dal Re, ma è possibile indicare un numero approssimativo non
inferiore a centomila tra fanti e cavalieri. E’ comunque certo, in base a documenti originali, che a
Proaga, con il re Sigismondo, oltre ad alcuni prelati erano presenti anche i due famosi eroi di
guerra italiani Brunoro della Scala e Giorgio di Valperga, Conte di Mazzè. Strinse accordi anche
con Vlad II l’impalatore principe di Valacchia, noto come conte Dracula recandosi al suo castello
per concordare comuni azioni contro i Turchi, ma cade trafitto nei pressi di Sibiu dopo una
segnalata vittoria al comando delle truppe magiare. L’imperatore Sigismondo lo volle sepolto in un
sacello in marmo con l’iscrizione: CUM PREFATO REGE, PRO CHRISTI CERTAMINA
GERENS.
6 febbraio 1435 – Amedeo VIII, su arbitrato del Duca di Milano Gian Galeazzo Visconti, prende la
Signoria del feudo di Mazzè e accorda la sua protezione ai Valperga. Sul caso si legge: … sovra le
differenze che vertivano tra il Duca Amedeo di Savoja e il Marchese Gioanni Giacomo di
Monferrato, per ciò che riguardava il Castello e Luogo di Mazzè, per cui hanno arbitrato essere
facoltativo al detto Duca d’investire, ed infeudare o nò detto Luogo a favore di Gianni Primogenito
di detto Marchese e Caso che le deliberasse d’infeudarglielo, questo Sij tenuto reintegrarne
Gioanni, ed Altri Sig.ri di Valperga Consignori di detto Luogo, od altrimenti indennisarli.
1436 – Il duca di Savoia reinfeuda i Valperga del contado di Mazzè con investitura giurisdizionale
dei feudi di Pont, Valperga, Sparone, Salto, Canischio, Camagna e Rivarossa. Iniziano i lavori di
restauro agli spalti e negli interni del Castello Grande.
17 giugno 1441 – Patente di Ludovico di Savoia ai conti di Mazzè Giorgio e Tommaso Valperga.
1448 – I nobili di Mazzè Bernardo, Catalano e Antonio vengono investiti Da Giovanni di
Monferrato della parte valpergana delle rendite feudali di Fubine e Brusasco come indennità alle
scorrerie subite, più un fondo di di cento ducati da parte della comunità di Volpiano.
1457 – Bernardo di Mazzè, prigioniero degli Sforza viene riscattato dal cugino Ludovico Valperga
di Masino che, avendolo in odio, lo mura vivo e in armi nel suo castello di Roppolo. Invano la bella
Maddalena, contessa di Mazzè e sposa di Bernardo, cerca da un campo all’altro l’adorato consorte.
Giustizia non viene fatta e dopo un tentativo della vedova di uccidere il losco cugino, Maddalena
ancor giovane si spezza nel dolore. Quattrocento anni dopo, nel Castello di Roppolo, volendosi
praticare un passaggio in un muro, nel vano di una nicchia si trovò un’armatura completa con
visiera calata. Dentro lo scheletro di Bernardo di Mazzè. La spiegazione ufficiale data dai Savoia
al duca di Modena fu postea nunquam visus fuit, et qui, ut publice tenetur; fuit per dictum
Ludovicum et suos in flumine submersus (non fu più visto, e, come pubblicamente si ritiene, fu
annegato nel fiume del detto Ludovico e dai suoi – Cibrario). Sui feudi dell’omicida, Ludovico di
Savoia infeudò il proprio terzo figlio, Gianus, conte di Ginevra del castello e dei luoghi di Roppolo,
come si evince dagli atti del processo contumaciale contro Ludovico Valperga
1478 – Petrus de Cella narra della decapitazione di sex homines Mazadij avvenuta in Cuorgnè per
tradimento e danno al signore e al castello di Mazzè.
1516 – Pace di Noyon – Francesco I re di Francia e Carlo V di Spagna si spartiscono l’Italia in due
sfere d’influenza fino al 1529 – Pace di Cambrai e al 1559 Pace di Chateu – Cambrésis.
1536 – Di conseguenza il Canavese diventa una provincia francese. Il capitano di ventura
Torregiano occupa il castello dopo breve cannoneggiamento e vi insedia, per conto dei francesi,
Emilio Greco quale governatore del Canavese. Gli Spagnoli contrattaccano al comando del capitano
Cesare Maggi e scacciano i Francesi oltre la Dora.
1561 – S. A. R. di Savoia infeuda Antonio Valperga conte di Mazzè e di Monteu, fratello di
Teodoro governatore d’Armagnac e balivo di Lione sotto Luigi XI, dei fossi e mura fortificate di
Cavaglià a seguito del matrimonio con la nobile Bianca Eleonora figlia di Francesco Salino di
Cavaglià.
9 agosto 1625 – Assedio di Verrua. Guastatori sabaudi inviati dal duca Carlo Emanuele prelevano i
barconi del castello sulla Dora Baltea e, facendosi trasportare dalla corrente, raggiungono il Po a
Crescentino permettendo di traghettare truppe di rinforzo a quella rocca assediata dall’Armata
spagnola.
1641 – Guerra dei Trentanni. I Francesi assediano Ivrea, insediano nel castello di Mazzè il comando
territoriale e passano le truppe attraverso la Dora utilizzando il traghetto.
1654 – Il duca Carlo Emanuele di Savoia investe i Valperga del contado. Fervono i lavori di
ammodernamento del castello.
30 dicembre 1778 – Decreto camerale in favore dei signori di Mazzè contro i cercatori d’oro nella
Dora Baltea.
7 luglio 1787 – Ultima investitura del conte Carlo Francesco Valperga di Mazzè, gran maestro di
casa del principe Borghese.
1797 – In una causa giudiziaria una sentenza del Supremo Magistrato delle Acque riconosce al
conte …con il possesso antichissimo, mediante le persone di antenati e antecessori del castello e
delle terre di Mazzè, del diritto competegli dei porti sovra il fiume Dora e delle ripe di questo da
entrambe le parti e il diritto di caccia e pesca nel tratto d’acqua che bagna le sue terre.
Dicembre 1799 – In virtù dell’editto rivoluzionario del 19 luglio 1797 ribadito con l’editto del 12
Ventoso anno 7 del Governo Provvisorio del Piemonte in cui venivano a cessare senza indennizzo i
poteri feudali, proprietari di Mazzè costruiscono nel dicembre 1799 il Molino Novo di via Castone
per evitare di pagare la tassa di macina al conte Francesco Valperga. L’Amministrazione comunale
ottenne il 29 dicembre 1800 il decreto di fattibilità dalla Commisisone Esecutiva del Piemonte.
Dopo tre anni di funzionamento pubblico, il molino attuò un atteggiamento privatistico (venne
acquistato dagli stessi amministratori) che determinò la reazione del conte sulla proprietà e
legittimità dello stesso molino. Tale istanza fu accolta dall’Amministrazione Generale del Piemonte
che accolse il ricorso del conte e ordinò al Prefetto di Ivrea di far chiudere il molino. Continuando
però la molatura, il conte, con l’appoggio parziale della Amministrazione comunale, nel 1814 lo
fece occupare da uomini in armi. Il 13 aprile ottenne dal Prefetto di Ivrea di riattivarlo. Domenica
17 aprile la popolazione armata alla bisogna scacciò gli uomini che presidiavano il molino e
ripresero l’attività di molatura per conto della comunità. Ma dopo la denuncia presentata del conte,
il Prefetto di Ivrea con la scorta di 5 carabinieri a cavallo fece sloggiare il mugnaio.
1822 – Il Governo del regno di Sardegna indennizza il conte di Mazzè con lire 1.200 per la
distruzione del traghetto Mazzè – Villareggia da parte di due distaccamenti di cavalleria di S.M.
10 marzo 1830 il Procuratore Generale di S.M. chiuse la vertenza del Molino Nuovo affidandone il
possesso e il diritto alla macina ai privati che avevano acquistato il molino. Ma la questione
accompagnò gli ultimi anni di vita del conte: infatti da un esame effettuato all’Archivio di Stato di
Torino si riscontra ancora un ricorso del conte Valperga di Mazzè relativo alla validità di un atto
riguardante il molino di Mazzè nel 1838, e altro ricorso affinché si tratti con la comunità di Mazzè
un’ amichevole convegno sulla questione della bannalità dei molini.
Marzo 1840 – Con la morte del conte Carlo Francesco si estingue il casato. Egli è sepolto nella
chiesa parrocchiale adiacente il castello che nel medioevo era all’interno della cinta fortificata del
borgo.
21 aprile 1840 – Castello e dipendenze sono ereditati dalla contessa Delfina Corte di Bonvicino,
sorella di Francesco.
22 maggio 1841 – La proprietà viene trasferita al nipote di lei, per parte di sorella, conte Carlo
Gandolfi Alliaga di Ricaldone.
1859 – Carlo Augusto Enrico Maria Brunetta conte d’Usseaux (1811 – 1863) diventa proprietario
del castello di Mazzè, ma soprattutto il figlio Eugenio Giulio Carlo Maria (1857 – 1919) darà
l’inizio ai grandi lavori di restauro. Sede ideale per il suo casato, Eugenio Brunetta d’Usseaux
introduce nuove aggiunte romantico-castellane che modificherànno la fisionomia del castello
grande, fino ad allora tipica casaforte medievale, ricovero della servitù, magazzino delle riserve
agricole, deposito di armi. L’architetto Giuseppe Velati Bellini ( 1867 – 1926), considerato tra i più
squisiti interpreti della lezione hortiana, fu tra i promotori dell’Esposizione del 1902. Nato
stilisticamente nel gusto del neo-gotico della raffinata e colta cerchia di architetti facenti capo al
D’Andrade, è oggi soprattutto ricordato per i palazzi Art Noveau di Torino. Il castello piccolo
viene abbellito e reso più funzionale ad accogliere i nuovi castellani; un terrazzo coperto chiude le
merlature della manica est, le finestre vengono ampliate per dare maggior luce agli ambienti. Il
castello grande subirà maggiori modifiche. Gli interni vengono impreziositi, si sopraeleva la cortina
merlata e la torre. Una nuova ala Est viene riscostruita sul porticato esistente per creare nuovi
servizi ai piani superiori. Sul terrazzo degli alabardieri a Ovest, si eleva, incorporando i merli, la
foresteria. L’antica sala comitale sarà in gran parte rifatta nello stile neogotico.
29 aprile 1859 – Il castello è sede della Brigata Savona posta ad Occidente della Dora Baltea per
arginare la minaccia offensiva delle armate austriache del generale Giulay. Al castello si insedia il
re Vittorio Emanuele II con lo stato maggiore dell’esercito Sardo insieme al maresciallo di Francia
Canrobert e allo stato maggiore francese di Napoleone III. Dagli spalti orientali del castello gli
alleati franco-piemontesi decidono le sorti della Seconda guerra d’Indipendenza con l’allagamento
della pianura vercellese e con il trinceramento della sponda destra della Dora Baltea tra il castello di
Mazzè e Saluggia, alla confluenza del fiume Dora Baltea con il fiume Po i cui lavori impegnano
febbrilmente tremila uomini di Mazzè, Saluggia, Rondissone e Chivasso.
27 gennaio 1882 – Il conte Eugenio Brunetta d’Usseaux sposa a Nizza Jekaterina di Zeyffart,
nobildonna russa imparentata con i Romanov. La giovane era nata a San Pietroburgo il 26 maggio
1862 ed era la figlia del Boiardo Pyotr, capitano degli Ussari dello Zar e della contessa Yelena di
Sinelnikov, figlia dell’ultimo Atamano dei liberi cosacchi del Dnieper. In dote porta le rendite del
castello e del feudo di Zulitzko in Ucraina vicino al Mar Nero. Jekaterina morirà trentacinquenne il
17 maggio 1897 lasciando i figli Gustavo, Sergio, Nadedja e Lotario.
Ottobre 1909 – Nicola II Zar di tutte le Russie si reca in Italia e stipula con Vittorio Emanuele III il
patto segreto contro l’Austria a Racconigi. I due monarchi si recarono spesso in automobile a
visitare i vecchi castelli della zona tra cui un breve soggiorno venne effettuato al castello di Mazzè.
Per i vincoli di parentela esistenti con la moglie del conte d’Usseaux, lo Zar donò un grande
orologio da consolle.
17 settembre 1911 – Alla presenza di alte autorità italiane e francesi viene apposta una lapide nel
cinquantenario della disfatta austriaca sul fronte Nord Ovest del castello grande.
8 gennaio 1919 – Muore a Parigi il conte Eugenio Brunetta d’Usseaux travolto dalla rovina
economica, causata dall’esproprio proletario del feudo di Zulitzko in Ucraina della moglie
Jekaterina di Zeyffart. Le grandi rendite iniziate con il 1882, data del matrimonio tra il conte
Eugenio e Jekaterina, cessarono per gli effetti della presa del potere bolscevico in Russia. Tutti i
possedimenti di Eugenio Brunetta d’Usseaux in Italia vengono rilevati dalla famiglia Ghelfi-Scaglia
di Torino
23 settembre 1925 – Benito Mussolini, capo del governo, è ospite al castello per le grandi manovre
militari. Frequentatori abituali il principe Umberto di Savoia e membri della corona.
26 maggio 1928 – Dopo le fallite iniziative degli anni 1885, 1886 e 1890 per dotare Mazzè di un
acquedotto pubblico, i signori Ghelfi proprietari del Castello concedono di utilizzare il pozzo, i
macchinari di pompaggio e le cisterne (queste ultime costruite all’interno del castello piccolo) per la
pubblica distribuzione dell’acqua potabile nel borgo di Mazzè. La data si riferisce alla cerimonia di
inaugurazione anche se il servizio durò praticamente dal 1927 al 1959 garantendo il servizio idrico
a fontane pubbliche e forniture a privati per 4000 abitanti. Dal 1959 il comune di Mazzè si sarebbe
poi dotato di un proprio pubblico acquedotto.
Aprile – maggio 1945 – Il castello è occupato dalle truppe tedesche del LXXV Corpo d’armata
comandate dal generale delle Gebirgstruppen, Schlemmer in ritirata verso le Alpi. Al castello di
Vische viiene posto il centro radiotelefonico per cordinare il movimento di 61.000 uomini della
Wehrmacht e delle SS e di 12.000 uomini delle divisioni Monte Rosa, Folgore, Brigate Nere,
Gruppo di Battaglia Aosta della R.S.I., 12.000 carriaggi e 7.100 automezzi. Il 2 maggio il generale
Schlemmer si reca a Biella, dopo che la SS Karl Wolff aveva trattato la resa generale senza
condizioni con gli Alleati dei resti delle 20 divisioni tedesche presenti in Italia. E’ il cessate il fuoco
e parte la missione Cherokee gestita dal colonnello Jonh M. Breit per il disarmo dei prigionieri, il
mantenimento e l’avvio ai campi di prigionia. Al punto10 dell’allegato n°1 al trattato di resakapitulation
si legge: Il comando al completo del LXXV Corpo d’Armata, con il prefetto di Torino e
il generale Adami Rossi, dovrà trasferirsi immediatamente a Mazzè, ove occuperà il castello
disabitato. Il comando dovrà disporne immediatamente perché le suddette disposizioni vengano
messe in immediata esecuzione.
7 aprile 1961 – La decadenza del castello è iniziata. Viene acquistato dalla Società Immobiliare
Castello con atto Ghiggia 655 registrato a Torino il 22.04.1961.
19 giugno 1963 – L’Immobiliare Principi S.p.A. acquista parte del parco dei S.Marzano con atto
Rodino 19426 registrato a Monza l’otto ottobre 1963 n. 1726.
14 gennaio 1971 – La Società Immobiliare Castello vende un appezzamento n. 43 alla Immobiliare
Vittoria S.p.A..
26 dicembre 1972 – Le tre società, proprietà occulta del presidente dell’ENI Mattei, vengono
cedute alla I.A.F.I. S.p.A: che fallirà nel 1977 generando speculazioni, vandalismi e furti con
gravissimi danni per la zona monumentale della Rocca.
SALINO
30 giugno 1978 – Castello e dipendenze, gravemente compromesse, sono acquisite da Pier Corrado
Salino di Cavaglià (Decreto del Tribunale i Torino e Conservatoria di Ivrea n. 7082 del 6 dicembre
1978). Iniziano immediati restauri e recupero del bosco parco per salvare il complesso.
13 gennaio 1981 – Il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali decreta che … il complesso
denominato Castello di Mazzè costituito da castello grande, castello piccolo, cascina, dipendenze,
giardini e parco annessi è dichiarato particolarmente importante ai sensi della legge n. 1089 del 1°
giugno 1939 e viene posto sotto la tutela dello Stato.
25 giugno 1986 – Il Castello viene aperto al pubblico per convenzione con lo Stato del 23 dicembre
1981, nei giorni feriali e festivi alle comitive e alle visite scolastiche.
1 maggio 1987 – Il castello Grande viene adibito a Centro Incontri con lo scopo di creare una
possibilità di autofinanziamento per i restauri e la manutenzione. La proprietà vi gestisce tutti i
servizi necessari: dalla ristorazione con le cucine interne ai ricevimenti, congressi aziendali,
seminari, nozze, serate di gala, manifestazioni di rilievo.
BIBLIOGRAFIA
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